IL GIORNALE  
 
 

INCHIESTA OPERAIA

 

Dal 1999, il giornale dei  lavoratori torinesi, dal 2008, anche on-line. 

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I GIORNALI “INCHIESTA OPERAIA”,

I BOLLETTINI DI FABBRICA E GLI OPUSCOLI

LE LOCANDINE E VOLANTINI DELL’INCHIESTA OPERAIA

LE LOCANDINE E I VOLANTINI DEL COBAS MIRAFIORI

E’ morto Fulvio Dal Bò 

Il 31 ottobre 2016 è deceduto nella sua abitazione in Rivoli il compagno Fulvio. 
Ci ha lasciato un militante dalla grande statura umana e politica. Di lui ricordiamo la schiettezza, la passione e l'entusiasmo.
Fondò  il Circolo Operaio di Via Monte Albergian e poi l'Associazione "Inchiesta Operaia" e fornì  la classe operaia torinese di un suo giornale, l’“Inchiesta Operaia”.
Iniziò a ricollegare Torino ad altre realtà  politiche comuniste di altre città  italiane e di altre nazioni.
Spese sino all’ultimo le sue energie e la sua intelligenza per l’emancipazione della classe operaia.

La Biografia

 

Il Funerale

 
I ringraziamenti
dell’Inchiesta Operaia
I libri che tutti gli operai devono leggere
 L' Archivio  Internet  marxista (http://www.marxists.org/italiano/),  è  una associazione non-profit, basata  sul  lavoro volontario, c he ha come scopo la   diffusione del marxismo in tutti i paesi del mondo. Da molti anni lavorano  per sviluppare sviluppare una ampia biblioteca-digitale di testi marxisti e relativi al marxismo.
Da questo sito segnaliamo i due link alle opere di Mansoor Hekmat (Zhoobin Razani 1951-2001), fondatore del partito operaio comunista di Iran e Irak
"La base del socialismo è l'essere umano, il socialismo è quel movimento che restituisce la volontà cosciente  all'essere umano" (Mansoor H)  

 

CONTINENTI DIVERSI PROBLEMI COMUNI 

   Incontro con Dyane e Wendy attiviste del sindacato dell'auto americano

Venerdì 5 ottobre 2012 si è svolto a Torino un incontro tra le due attiviste sindacali e politiche americane ex dipendenti (ora in pensione) dell'industria dell'auto di Detroit ed aderenti al gruppo che fa capo alla rivista Labor Notes . Riportiamo di seguito una sintesi del loro intervento rivolto ad una platea di attivisti politici della sinistra radicale e di lavoratori del gruppo Fiat che hanno seguito attentamente le illuminanti parole sulla reale condizione operaia e sulla reale situazione del settore auto negli USA a fronte della retorica del “rilancio” e della “ripresa” strombazzata dalla nostrana corte “Marchionale”.
Dyane
Negli anni '70 gli addetti delle tre grandi case automobilistiche di Detroit (GM,Ford e Chrysler) erano circa 700.000. Oggi ne restano 110.000. Il fenomeno che ha causato questa diminuzione è stato lo spostamento della richiesta di posti di lavoro nel sud degli Stati Uniti presso altre industrie europee e asiatiche (Toyota, Kia, Volks Wagen,BMW) in un'ambiente caratterizzato da salari più bassi e desindacalizzazione. Abbiamo quindi assistito ad un processo di emigrazione dal nord al sud del paese, processo che,come vedremo,ha svuotato una parte consistente della stessa città di Detroit. La politica che il sindacato dell'auto, l'UAW, ha cominciato a perseguire in conseguenza della crisi degli anni '79-'81 è stata quella delle concessioni al padronato in cambio del mantenimento dei posti di lavoro. La realtà ha dimostrato che non esiste collegamento tra le due cose tant'è che le condizioni di lavoro sono peggiorate, le paghe sono diminuite ma i posti di lavoro non si sono mantenuti. In conseguenza di questa politica il sindacato si è notevolmente indebolito tra i lavoratori dell'auto perciò oggi la maggioranza dei lavoratori iscritti all'UAW proviene dalla scuola (professori) e dal settore dalla sanità. Al contempo la strategia sindacale si è dimostrata fallimentare anche nel sud dove per esempio la Nissan in Mississippi ha cominciato ad assumere manodopera precaria non organizzata dal sindacato fino a raggiungere la quota del 25% degli addetti complessivi. Infatti c'è da sottolineare un aspetto importante : le industrie che operano nel sud nelle condizioni sfavorevoli per la classe operaia che abbiamo visto, danno la linea a tutta l'industria nazionale dell'auto e quindi anche alle tre grandi di Detroit. Sono all'ordine del giorno le cosiddette esternalizzazioni, cioè il trasferimento di certe produzioni ad altre fabbriche con un drastico decremento del salario a parità di mansione (p.es. Da 28 dollari l'ora a 10 dollari l'ora per un lavoro identico), ed anche le esternalizzazioni all'interno della stessa fabbrica (p.es. degli addetti ai trasporti interni) (le nostre terziarizzazioni.
N.d.R). Tutto ciò fa sì che il costo del lavoro complessivo nell'industria dell'auto USA oscilli tra il 6 e il 10% il che è al di sotto del costo della pubblicità mentre, nonostante solo il lavoro della linea di montaggio sia quello che crea realmente valore,la produttività cresce costantemente del 3% all'anno. I lavoratori devono perseguire l'obbiettivo della riconversione industriale perché non è più razionale continuare a produrre automobili nel XXI secolo. Sarebbe necessario impostare una produzione riguardante i trasporti collettivi, le fonti di energia alternativa, la tutela della salute e del territorio con una particolare cura per la comunità che vive intorno alla fabbrica, cosa che oggi è l'esatto contrario in quanto le vicende della fabbrica determinano il degrado e l'abbandono del territorio: il 40% delle abitazioni di Detroit oggi è vuoto a causa dell'emigrazione operaia e questo rappresenta un modello negativo per il mondo intero perché prefigura ciò che potrebbe accadere anche in altre città basate sull'industria. La riconversione è possibile : basti pensare che per esigenze belliche durante la seconda guerra mondiale l'industria americana è stata totalmente riconvertita nel giro di 10 mesi.

Wendy

Quando ho iniziato a lavorare alla General Motors nel 1971 in fabbrica c'erano pochissime donne. Nel corso dei successivi dieci anni la manodopera femminile è arrivata al 10% continuando ad aumentare fino all'attuale 20%. Negli anni '90 la direzione aziendale ha cominciato una politica per cui se tu non lavoravi alla produzione diretta di componenti dovevi guadagnare di meno altrimenti c'era il rischio che lo stabilimento dovesse essere venduto ad altre compagnie (esternalizzato). Nonostante le promesse sindacali di accettazione delle condizioni per evitare la vendita e le promesse per un ripristino dello stesso trattamento per tutti, gli stabilimenti sono stati tutti esternalizzati (cioè venduti pur continuando a produrre per la GM). Non solo, con un altro accordo il sindacato ha accettato che i nuovi assunti percepissero un salario pari alla metà di quello degli altri lavoratori e ciò ha creato un precedente drammatico perché si sa che si comincia sempre da un gruppo per poi estendere il peggioramento a tutti gli addetti. C'è stata una reazione spontanea con scioperi a fronte di queste vicende ma la direzione sindacale si è mostrata debole e remissiva di fronte al padronato e la conclusione è stata una riduzione generalizzata non solo dei salari ma anche delle pensioni. Bisogna tenere presente che negli Stati Uniti ci può essere un solo sindacato in ogni stabilimento e quindi il sindacato che ottiene la maggioranza dei voti rappresenta nelle trattative tutti i lavoratori di quella fabbrica. Noi lavoriamo naturalmente perché il sindacato abbia una linea più aggressiva e per questo cerchiamo di organizzare i lavoratori di base per fare pressione e cambiare la dirigenza. Per ciò che riguarda l'accordo Fiat-Chrysler c'è da dire che all'interno dell'UWA si organizzano operai specializzati e operai non specializzati. Gli operai specializzati hanno votato contro l'accordo i non specializzati a favore perché la direzione sindacale ha fornito loro un'informazione breve ed incompleta sui termini dell'accordo che mancava proprio delle parti peggiorative mentre gli specializzati hanno avuto il testo integrale. Perciò è stato messo in campo un movimento per la firma di un appello contro l'accordo che ha raccolto la maggioranza delle adesioni tra tutti i lavoratori ma la direzione dell'UWA l'ha semplicemente ignorato contravvenendo così al suo stesso statuto. Il progetto dell'azienda infatti è esattamente quello di eliminare gli operai specializzati (naturalmente a livello normativo e salariale). Comunque il movimento sta cercando di organizzare assemblee di tutti i lavoratori anche nella prospettiva di superare le contrapposizioni nazionali come è avvenuto appoggiando i lavoratori della GM in Colombia che stanno lottando da un anno per l'assicurazione sul lavoro (infatti in Colombia se un operaio ho un incidente sul lavoro e rimane ferito viene licenziato). E' chiaro che la crisi ha acuito le nostre difficoltà organizzative ma questo ci deve spingere a cercare anche nuove strade e nuovi collegamenti con altri settori della società in lotta come abbiamo fatto aderendo al movimento di Occupy Wall Street.

(Durante il dibattito è emerso inoltre che tutta questa grande ripresa della Chrysler per opera di Marchionne è propaganda nostrana in quanto l'azienda americana non va oltre un +1% e in due in due mesi il nuovo modelle Dodge-Fiat ha visto la produzione di 970 unità....).